GIUGNO 2011 – ARTICOLO DI GIANLUIGI LONGHI

BANCHE E REDDITIVITA’

Rapporto ABI 2011 sul settore bancario

E’ stato presentato il 23 maggio 2011 il rapporto ABI 2011 sul settore bancario. Da una  lettura dei dati ne emerge che il sistema bancario italiano è orientato al modello tradizionale di fare banca: le attività prevalenti dei primi trentotto gruppi bancari italiani  – rappresentate da erogazioni di credito alle famiglie e alle imprese – sono  il 62% dell’attivo rispetto al 32% della Germania e al 30% della Francia.

Le attività finanziarie in portafoglio detenute conseguentemente sono pari al 23% del totale rispetto al 50% della Germania ed al 48% della Francia.

Il focus sul modello tradizionale rende il sistema bancario italiano alquanto solido e capace di affrontare le probabili future turbolenze finanziarie. Gli impieghi sono  finanziati dalla raccolta diretta , che – con esclusione delle obbligazioni – rappresenta il 63% del totale del passivo del nostro sistema bancario; Francia e Germania sono al 39% circa.

In altri termini  il modello delle banche italiane è diverso rispetto alle altre banche europee che invece detengono nei loro attivi quali componenti principali attività finanziarie. Questo rende le altre banche europee molto più vulnerabili in caso di variazioni repentine e turbolenze economiche finanziarie. Nel 2008 e nel 2009 le banche italiane infatti  hanno avuto una redditività ancorché contratta, comunque positiva e stabile.

Le banche estere invece hanno subito la  contrazione del ROE , che da una media del 14%  positivo e’ crollato ad un risultato negativo di oltre il 15%, oltre ad aver richiesto aiuti finanziari ai propri Governi onde evitare il default.

Poiché è stato messo in evidenza il problema della redditività del sistema bancario italiano, con ampia ricaduta mediatica che può aprire discussioni, dibattiti, e così via,  si vorrebbe qui proporre alcune riflessioni al fine di chiarire il percorso di questa diversità.

Il modello culturale della tradizione cristiana cattolica basata sulla solidarietà e sussidiarietà si manifesta pienamente  nei dati analizzati.

Attualmente convivono due modelli di Banca cui corrispondono due diverse prospettive finanziarie: l’anglosassone, basata sulla massimizzazione dei profitti, sulla ricerca di valore per gli azionisti, sull’uso del denaro come bene atto a creare altro denaro, sul concetto di “ squeeze   economy”  ed il modello, che discende dalla tradizione cattolica, che si adegua alle istituzioni, al tessuto sociale, insomma dalla Società civile nel suo complesso poiché, in questo quadro, si può pervenire a una ricchezza diffusa, al progresso. In sostanza, si tratta di una finanza che ha una visione piu’ attenta alla responsabilita’ civile dell’impresa (Banca )verso i clienti e verso tutte le componenti aziendali che spinge a farsi carico, quando occorre, delle responsabilita’ verso l’interesse generale della comunità.

Ed è su questa tradizione, sulla fiducia nella Banca, sull’etica altruista che si e’ sviluppato il nostro sistema bancario.

La visione di breve periodo legata ai risultati del ROE e quindi alla redditività potrebbe falsamente orientare negativamente il giudizio sul sistema bancario italiano.

In questa fase la ripresa dell’economia reale è accompagnata anche da notevoli  incertezze e volatilità, sia dei debiti sovrani che della perdurante finanziarizzazione dell’economia , delle commodities  e dei prodotti manifatturieri.

Esse sono connesse con la speculazione e con la cosiddetta “economia dell’euforia e della paura”, condizionate dall’ aumento della massa monetaria e dalla teoria della crescita continua.

E’ importante quindi non ricercare la redditività nelle attività finanziarie che è sempre accompagnata dal rischio. Rischio che è, e sarà, via via implicitamente più elevato.

Importante invece è perseguire nella prudenza e nella ricerca, della qualità del credito e nelle politiche di sostegno alle imprese ed alle famiglie da una parte,  e dall’altra, ove possibile, incrementare la raccolta a tasso fisso, per controbilanciare gli impieghi con uguale durata e caratteristiche ; ricorrere unicamente a prodotti sintetici per la copertura del rischio tasso con controparti finanziarie estere potrebbe non essere prudente.

Il modello delle banche italiane – diverso da quelle europee – ha conseguentemente  una  struttura dei costi  diversa e quindi anche le sue percentuali sugli attivi – che ripetiamo – comprendono anche le attivita’ finanziarie detenute; maggiore è infatti il costo del lavoro poichè maggiori sono gli impieghi tradizionali e la raccolta tradizionale che necessitano entrambe  di una maggiore attenzione verso il cliente. Vi possono essere diseconomie ed inefficienze  ma il problema della minor redditività’ rispetto al confronto internazionale è un falso problema,  perchè  diversi sono i modelli .

La finanza deve essere ancillare all’economia e motore di sviluppo delle imprese, se l’Italia è il quarto paese manifatturiero del mondo è anche per il suo sistema bancario che trova le radici del suo modello nella tradizione cristiana cattolica e nella Dottrina Sociale della Chiesa, dei Monti di Pietà, delle Casse di Risparmio, delle Banche Cooperative, delle Casse Rurali.

A  livello internazionale, prima della crisi del 2008 il dieci per cento della popolazione mondiale deteneva oltre l’ottantacinque per cento della ricchezza  disponibile. *(Fonte: World Institute for Development Economics Research delle Nazioni Unite), in Italia  invece era pari a circa il quarantacinque per cento. *(Fonte: Banca di Italia, rapporto n.67 del 2010 )

Interessante e’ il confronto con gli  Stati Uniti: negli Stati Uniti la ricchezza netta delle famiglie risultava in media superiore del 14 per cento rispetto all’Italia. Il dato è però associato ad una maggiore dispersione: considerando il valore mediano (che fornisce un’indicazione più rappresentativa dell’ammontare di ricchezza di una famiglia del “ceto medio”) la famiglia italiana rivelava  una ricchezza doppia di quella americana.

Le famiglie americane mostrano una più ampia diversificazione degli strumenti finanziari nonché una maggiore propensione al rischio e all’indebitamento.

Un’importante differenza fra Italia e Stati Uniti è rappresentata dal maggior grado di concentrazione della ricchezza delle famiglie americane, collegata in parte alla  concentrazione delle attività finanziarie. Il venticinque per cento delle famiglie americane detiene quasi il 90 per cento della ricchezza complessiva, contro il 71 per cento delle italiane. Nelle famiglie meno abbienti il dato e’ drammatico: il venti per cento  delle famiglie americane non detiene ricchezza (circa il tre per cento in Italia). * ( Fonte : Banca d’ Italia, Servizio Studi n.501, Rapporto n.67 del 2010)

Se l’etica protestante era alla base del capitalismo contemporaneo, quando questo si fonda soprattutto su incentivi materialistici ed edonistici, il perseguimento della ricchezza, senza il sostegno della morale protestante, perde ogni connotazione religiosa ed etica.

Questa osservazione di Max Weber spiega la degenerazione della forma dell’attuale capitalismo finanziario ed economico.

Diversamente, il sistema bancario italiano – in riferimento anche ai dati della distribuzione della ricchezza sopra esposti – e’ ispirato per tradizione  ad un modello sociale fortemente ancorato all’ etica, in grado di controllare e regolare l’equilibrio dell’accumulazione e della distribuzione della ricchezza che ha avuto come obbiettivo la stabilità, la mutualità, il risparmio, ed esprime i suoi punti di forza nel ciclo congiunturale finanziario negativo che può nuovamente evidenziarsi nei prossimi 36 mesi.

Gianluigi Longhi 

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