ARTICOLO DOTT. FRANCESCO SANSONE, REFERENTE MILANO – APRILE 2012

Quali valori per la formazione al fine di promuovere relazioni di lavoro più orientate al Bene Comune

La competitività internazionale delle imprese nell’epoca della globalizzazione dei mercati trova il suo fulcro nel ruolo svolto dal capitale umano nella organizzazione manageriale della nuova economia nell’era della conoscenza.

Già agli inizi degli anni ’90 Giovanni Paolo II nella sua enciclica “Centesimus Annus” (par. 32) affermava:”Se un tempo il fattore decisivo della produzione era la terra e più tardi il capitale, inteso come massa di macchinari e di beni strumentali, oggi il fattore decisivo è sempre più l’uomo stesso, e cioè la sua capacità di conoscenza che viene in luce mediante il sapere scientifico, la sua capacità si organizzazione solidale, la sua capacità di intuire e soddisfare il bisogno dell’altro”.

E’ particolarmente importante ed urgente pertanto comprendere le ragioni fondamentali che stanno definendo ed attuando il passaggio dalla economia della società industriale avanzata (detta Knowledge based economy), nella quale la conoscenza innovativa veniva inclusa e quindi nascosta entro lo sviluppo tecnologico basato sulla automazione della produzione, alla cosiddetta  Knowledge driven new economy, la cui dinamicita’ dipende sostanzialmente dalla diffusione e condivisione delle conoscenze e dalla loro utilizzazione manageriale per lo sviluppo della globalizzazione dei mercati, per mezzo della elaborazione cognitiva delle tecnologie di informazione interattiva (internet) organizzata in “intranet” (per il Business To Business) ed “extranet” (per il Business to Consumer), ove il pensiero flessibile gioca un ruolo essenziale per la trasformazione delle informazioni in conoscenza.

I nuovi mezzi di comunicazione permettono infatti di distribuire e condividere connettivamente conoscenza tra imprese ed enti pubblici e privati , entro una struttura informativa e cognitiva correlata in networks di partenariato di impresa, nell’ambito dei quali si sviluppano gradi di elevata complessità e di ampia velocità di trasformazione della organizzazione delle conoscenze.

Quanto sopra incide fortemente sulla capacità dello sviluppo delle imprese, le quali, – per non subire la concorrenza nel settore della rapida crescita del sapere sulla economia dei sistemi di evoluzione dei mercati -, debbono imparare ad aggregare in forma di network- telematico i loro affari (e.Business), per poter agire in un ambiente dove l’ informazione e la conoscenza, costituiscono l’area di concorrenzialità più avanzata per ottenere nuove possibilità di massimizzazione dei profitti e della competitività nel quadro della economia globale.

In questo contesto, si colloca in maniera molto funzionale un nuovo modello di cultura organizzativa che sta emergendo soprattutto nelle aziende cosidette “familiari” e mi riferisco alla “Organizational Humanizing Culture”, così come la definisce Domènec Melè dell’Università di Navarra, che tende a favorire la condivisione e a sviluppare la capacità delle persone di lavorare insieme per uno scopo comune. La fiducia, la comprensione reciproca, i valori condivisi e i comportamenti che legano tra loro le persone rendono possibili la cooperazione e il successo aziendale.

Pertanto lo sviluppo della conoscenza innovativa e flessibile, parte del capitale umano diviene il più elevato valore aggiunto per la economia di impresa nel contesto della società post- industriale, sia per un migliore e più rapido utilizzo del capitale investito, che in funzione del risparmio di costi delle transazioni in internet che abbattono le spese correlate ai processi di gestione ordini, fatturazioni e transazioni bancarie dei pagamenti a causa delle semplicità e rapidità delle comunicazione online.

Per favorire, pertanto, il passaggio da una società industriale tradizionale, basata sulle risorse, cioè sulla trasformazione delle materie prime ad una società orientata alla produzione specifica di conoscenza come l’anima del prodotto, come oggetto stesso dell’attività, occorre operare a livello culturale per una vera e propria diffusa pedagogia della flessibilità cognitiva e comportamentale nella gestione efficace della complessità come moltiplicatore di opportunità e di ruoli.

Nella convinzione che la mente umana sia il punto di partenza e di arrivo di ogni innovazione anche in proposito dell’evoluzione attuale del mercato, ritengo che un appropriato assetto formativo, adeguato al superamento della scarsità di competenze manageriali management skill shortage sul tema del pensiero flessibile sia un impegno decisivo per lo sviluppo di una nuova economia nell’era della conoscenza basato sulla centralità della persona, per lo sviluppo dell’impresa nel mercato globale in un’economia al servizio dell’uomo.

D’altra parte, Benedetto XVI nel Capitolo II (p. 21) dell’enciclica “Caritas in Veritate” dedicato a “Lo sviluppo umano nel nostro tempo” sollecita una nuova sintesi umanistica per una comprensione unitaria relativa agli aspetti della crisi e delle sue soluzioni, ponendo la persona al centro come soggetto di discernimento e promotore di nuova progettualità.

Francesco Sansone

Presidente Società Valore, Milano

Autore del libro “Il pensiero flessibile”, Franco Angeli II edizione IV ristampa

Docente Scuola di Dottorato presso il Politecnico di Milano

Referente di Milano della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice

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