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MENSURAM BONAM

The Council Fathers, at the second session of the Second Vatican Council (1962-65), gave the Church a mandate to engage with the entire human family, with whom she is connected in conversation and dialogue about its various problems. They believed this gesture would bear “witness to the faith of the Church and [be] an eloquent witness and proof of her solidarity with and respect for the human race”.[1] Since then, several initiatives of the Dicasteries of the Roman Curia have sought to implement the Council’s mandate. MENSURAM BONAM (MB), the work that is presented here, is part of this tradition of Church initiatives seeking to engage in dialogue with the human family about its various experiences and challenges. With its publication, we hope to shed the light of the Gospel and of Catholic Social Teaching (CST) on the specific area of economics and the world of finance which may be referred to as the management of financial assets or investing.

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Stati Generali dell’Imprenditoria Cristiana 11 maggio 2024 Università Cattolica del Sacro Cuore

Stati Generali dell’Imprenditoria Cristiana 11 maggio 2024

Università Cattolica del Sacro Cuore, Aula Magna 

 Un caro saluto e un benvenuto a tutti. E’ un grande piacere vedere tanti volti amici

  • Il titolo di questo incontro è ambizioso: la dizione Stati Generali, come ci dice l’Accademia della Crusca, evoca la Francia prerivoluzionaria dove les Etas Généraux erano un’assemblea che riuniva periodicamente i rappresentanti dei tre ordini sociali in cui era divisa la popolazione francese: clero, nobiltà e terzo stato. Quest’ultimo, con una certa forzatura, si potrebbe identificare con la borghesia produttiva e quindi con gli imprenditori di oggi.
  • Il titolo precisa che si tratta degli Stati Generali all’imprenditoria cristiana quindi sembrerebbe riguardare un’assemblea dei soli “imprenditori cristiani” ma in realtà non è così perché sono presenti altri soggetti interessati al tema dell’incontro di oggi. Infatti sono qui presenti rappresentanti della chiesa, dell’accademia e del cd. Terzo settore. L’obiettivo essendo quello di raccogliere ampi contributi di pensiero e di azione.
  • Ma qual è il tema esatto di questa riunione?
  • E’ la riflessione approfondita su come l’imprenditoria cristiana concretamente esprime e ulteriormente possa/debba esprimere il proprio ruolo nel contesto odierno al fine di agevolare l’affermazione di un nuovo modello di sviluppo: equo, solidale, inclusivo e integralmente sostenibile secondo i dettami della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) e in particolare del Magistero di Papa Francesco che è la DSC di oggi. Quindi evidenziare attraverso testimonianze concrete i progressi fatti e i passi ancora da fare in questo non facile percorso.
  • Il mondo odierno è caratterizzato da molteplici crisi: ambientale, sociale, demografica, umanitaria; da guerre diffuse e da due transizioni epocali: quella digitale e quella verso la sostenibilità integrale che impattano grandemente sul modo di fare impresa: obiettivi, modalità produttive, organizzazione, gestione del personale, governance tutto viene messo in discussione.
  • In questo contesto incerto e complesso il ruolo dell’imprenditore diviene sempre più difficile e nello stesso tempo sempre più strategico perché le imprese sono il principale motore dello sviluppo e dell’innovazione.
  • La DSC ci dice che il buon imprenditore è quello che sa prendersi cura delle persone e dell’ambiente, che sa conseguire insieme efficienza e solidarietà, che ha la capacità di esprimere i valori della DSC (rispetto della dignità umana, solidarietà, giustizia, sussidiarietà, sostenibilità integrale) in azioni concrete con senso di responsabilità.
  • Papa Francesco nel maggio 2015 nella Laudato si’ ha parlato di ecologia integrale ed ha richiamato i paesi membri delle Nazioni Unite, che tentennavano, ad approvare con urgenza l’Agenda 2030 come poi avvenne il 25 settembre 2015 da parte di 193 paesi.
  • Papa Francesco indica costantemente la necessità di un processo di rigenerazione verso un nuovo modello di sviluppo e ricorda che tale processo richiede un cambiamento negli stili di vita di tutti, nella gestione della cosa pubblica, negli obiettivi strategici delle imprese, nelle modalità e contenuti formativi in particolare delle Università.
  • Questi sono i temi con cui ci vogliamo confrontare.
  • Oggi si parla molto di criteri ESG (Environment, Social, Governance) che si stanno affermando sulla spinta della regolamentazione. Molti imprenditori esprimono perplessità su tali criteri sostenendo che sono troppo invasivi, quelli cristiani lamentano che non realizzano la sostenibilità integrale.
  • È vero gli ESG non rispecchiano in toto la sostenibilità integrale, perché questa, secondo la DSC, è qualcosa di più ampio respiro: riguarda il perseguimento di un benessere umano, ambientale, economico e sociale diffuso e condiviso e una qualità della vita futura non inferiore a quella attuale in un contesto di buona convivenza, di rispetto di persone, animali e cose, e di pace. La sostenibilità integrale è una tensione alla custodia e alla cura di tutto il creato. Questa visione ampia, questo cambio di senso non emerge ancora ma la crescente adozione dei criteri ESG è comunque un primo passo che potrebbe preludere all’avvio di un concreto percorso di crescita condivisa, [di una utopia sociale percorribile]. C’è una bella differenza tra il non fare nulla e il cominciare un percorso che comunque va nella direzione della sostenibilità.
  • Gli imprenditori cristiani sono proprio quelli che possono adottare i criteri ESG con il senso di responsabilità e l’attivazione dei valori che li caratterizza, evitando greenwashing e socialwashing, e facendo diventare la loro adozione l’inizio di un percorso fecondo di attenzione all’umanità e al sociale e di cura dell’ambiente in attuazione delle raccomandazioni delle Encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti e della Esortazione Apostolica  Laudate Deum, con una particolare tensione al rispetto della dignità umana (penso alla recente Dichiarazione Dignitas Infinita circa la Dignità umana del Dicastero per la Dottrina della Fede),
  • Tutto questo richiede l’adozione di nuove strategie d‘impresa, di un nuovo modello di governance capace di esprime obiettivi di largo respiro e di lungo periodo conciliando la produzione di un giusto profitto con la solidarietà, l’equità e l’inclusione e un nuovo stile di leadership. Non si può cambiare il modello d’impresa se non si cambia la figura dominante del leader da quello sinora prevalente di tipo sostanzialmente autoritario e accentratore (l’uomo solo al comando) ad uno capace di includere, di valorizzare le diversità, di sviluppare reti all’interno e all’estero dell’impresa, aperto al lavoro di gruppo, con una visione di lungo periodo.
  • Imprese capaci di coniugare efficienza e solidarietà, competitività e responsabilità esistono e realizzano positivi risultati apprezzati dagli investitori, come emerge dal secondo Rapporto di Nativia.
  • Sarebbe utile fare un censimento di quante imprese cristiane sono diventate Società Benefit e/o imprese che operano secondo le modalità dell’economia circolare, o, ancora imprese guidate dall’ecologia integrale, quante hanno cambiato i propri piani strategici ponendosi l’obiettivo di produrre reddito con un impatto positivo sull’ambiente e su tutti gli stakeholder, quante hanno adottato metriche di rendicontazione anche dei risultati non finanziari. A questo proposito ricordo che la normativa UE concernente la Relazione dell’attività non finanziaria dal 2026 si applicherà anche alle PMI.
  • Altro tema di rilievo in questo contesto di cambiamento è la capacità innovativa delle imprese che si esplica in molti modi e deve, secondo i dettami della DSC, non solo creare valore per le imprese ma anche lavoro dignitoso e giustamente remunerato, (evitare di proporre lavoro povero) e benessere alle comunità (importante è la funzione pedagogica delle imprese che devono saper trasmette alle comunità i progressi raggiunti). Innovare non solo per il guadagno dell’imprenditore ma innovare per portare frutti a tutti.
  • La transizione digitale, ed in particolare l’uso della Intelligenza Artificiale generativa, ha impatti rilevantissimi per il mondo imprenditoriale in termini di competitività, di organizzazione, di gestione del personale, rilevanti le questioni etiche collegate tra cui l’effetto sui posti di lavoro,
  • Il mondo del lavoro sta cambiando, sempre più persone, soprattutto i giovani, non considerano più il lavoro come fonte di realizzazione della loro vita ma come un mezzo per realizzare una vita piena, ricca di relazioni, di bellezza, di tempo per se e per gli altri. Chiedono alle imprese un lavoro che li aiuti a costruire un futuro e desiderano lavorare in un’impresa che abbia obiettivi di sostenibilità. Si chiama il work-life balance, cioè l’equilibrio tra i tempi da dedicare al lavoro e quelli da dedicare alla vita privata e alla famiglia. Papa Francesco ne ha più volte parlato. Le imprese devono essere in grado di assecondare tale domanda che viene dal basso e che è ormai irreversibile. Purtroppo secondo alcune ricerche le imprese, salvo alcune eccezioni, sono rimaste indietro. Soddisfare la crescente domanda di un modo nuovo di considerare il lavoro vuol dire adottare una gestione del personale improntata alla piena valorizzazione delle risorse umane, il riconoscimento della pari dignità delle persone in termini di genere, di equità generazionale, di parità in condizioni di diverse abilità, di sostegno alla famiglia e alla genitorialità ( ieri Papa Francesco ha partecipato agli Sati Generali della Natalità ed ha accennato alla necessità di garantire alle donne un lavoro dignitoso e di non obbligarle a scegliere tra lavoro e famiglia), di diffusione della cultura della parità nel riconoscimento delle differenze. Quindi approcci innovativi di gestione, remunerazione, promozioni ecc.
  • Governare tutti questi cambiamenti non è facile e comporta dei costi: la transizione sostenibile e quella digitale non sono a costo zero, per questo è importante ragionare in termini di giusta transizione avendo in particolare cura dell’impatto sulla coesione sociale.
  • Il cambiamento richiede anche, come ho detto, nuove strategie, nuovi obiettivi e nuovi stili di leadership. Nel solco della DSC sarebbe importante avere più donne nelle posizioni apicali ed attivare la competizione cooperativa tra imprese, il sostegno consulenziale oltre che finanziario delle banche, e la collaborazione tra imprese e università.
  • L’ università è il luogo e la comunità dove si studia, si fa ricerca, si innova e si formano i futuri professionisti di alto livello, i ricercatori e i dirigenti di vari settori della società. Tre sono gli ambiti in cui il ruolo delle Università può essere veramente rilevante come centro propulsore del cambiamento:
  • Lo studio e l’insegnamento teorico e sperimentale di un modello di sviluppo rigenerativo, delle sue caratteristiche fondanti, funzionamento ecc.
  • Lo studio e l’insegnamento del modello di impresa solidale e integralmente sostenibile, i nuovi obiettivi strategici e la loro misurazione, i rapporti con gli investitori e i mercati,
  • Lo studio e l’insegnamento del nuovo modello di leadership fondamentale per la realizzazione del cambiamento. Questo richiede un insegnamento nuovo con focalizzazione sulle nuove caratteristiche che un leader deve avere oltre all’impegno: il coraggio di cambiare, la consapevolezza dei limiti, dei problemi e dei rischi, la curiosità di ricercare strade nuove, l’apertura intellettuale verso culture e identità diverse, la collaborazione per creare un ambiente armonioso, rispettoso e sicuro.

Come vedete i temi sono tanti e di rilevante interesse, di tutto questo parleremo nelle due Tavole Rotonde.

Abbiamo l’onore di avere relatori di alto profilo che ci accompagneranno in un percorso di conoscenza e riflessione, sono certa che al termine del convegno avremo acquisito maggiore consapevolezza su cosa vuol dire cambiare il modello di business e maggiori informazioni sui passi fatti e sulle ulteriori azioni da compiere per realizzare un mondo migliore per tutti.

Tocca a me l’alto onere di presentare il key note speaker di questi Stati Generali S.E il Card.  Peter Kodwo Appiah Turkson.

Il Card. Turkson, ganese, nell’ ottobre 1992 è stato nominato Arcivescovo dell’Arcidiocesi di Cape Coast dal Santo Giovanni Paolo II  e consacrato nel marzo 1993,  è stato creato e proclamato Cardinale da San Giovanni Paolo II nell’ottobre del 2003. Ha ricoperto numerosi prestigiosi incarichi sia in Africa che in Vaticano ed ha svolto diverse missioni su incarico della Santa Sede

Dal giugno 2022 è Cancelliere delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali, è stato Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e Prefetto del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale.

E’ membro di diversi Dicasteri della Curia Romana. E’ autore di diversi libri e articoli, ha stimolato e coordinato i lavori dei documenti Oeconomicae et Pecuniariae Questiones e di Mensuram bonam.

Parla, legge e scrive in diverse lingue: Fante, italiano, inglese, francese, tedesco, ebreo, legge e scrive in latino, greco e spagnolo.

Con rinnovati ringraziamenti cedo la parola a sua eminenza.

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Rapporto della Commissione 2030 – Raccomandazioni

 

CENTESIMUS ANNUS PRO PONTIFICE FOUNDATION

2030 Commission Report – Recommendations

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The present document addresses two main areas:

  1. Mission
  2. Operational planning

1 – Mission

In fulfilling this mission, CAPP is guided by and wants to achieve the following 7 goals:

  1. Knowledge: Promote informed knowledge of the social teachings of the Church and of the activity of the Holy See among its members and other motivated Catholics and non-Catholics, especially, but not only, academic, business, financial, political, and other professional leaders. In doing so FCAPP aims to be fully aware of Church teachings in the current social environment; ensuring we maintain a gospel centric reading of complex human, social and political relations occurring and developing day by day in the present context. Special focus will be on Pope Francis charge that we rethink economics, politics, education, growth and progress to develop new ways to overcome poverty and inequality, ecological and social-economic crises, difficulties transitioning to the digital world, and in rebuilding a more just world in the post-pandemic era.
  2. Dissemination: Organize conferences, consultations, educational programs and other initiatives.

Special attention will be given to introducing the work of the Foundation to young people, professionals and students alike, with the goal of motivating them to understand and apply the principles of their faith as they meet the social and economic realities they do and will face.

  1. Implementation: Inform and inspire motivated persons to internalize and apply the Church’s teachings within their daily work and in their spheres of influence and control. Also, to help lay people form their consciences on the principle of CST and support their initiatives to implement it in the various segments of society.

Special attention will be given to work with business leaders to promote the common good by creating and maintaining “virtuous” firms and ethical practices in all areas of local, national and international economies. Focus here will be on the demands for dignified work for all and recognition of a firm’s social obligations, shareholder/stakeholder issues, and the just distribution of wealth within the firm, its local communities, its nation(s) and the world.

  1. Charity: Support the various charitable activities of the Holy See through individual contributions of funds and services, as well as organizing and supporting related fund-raising activities.
  2. Collaboration: Collaborate with the Vatican Dicasteries and Catholic Dioceses worldwide, Catholic colleges and Universities, Religious orders of men and women, Lay Catholic communities and movements, and organizations with similar objectives to disseminate, promote and apply CST.
  3. Education/ research: Promote the inclusion of the principles of CST at every level of education to assist in the formation of virtuous citizens attentive to the Common Good. Also, to support the advanced study of and the scholarly production related to CST at the highest academic levels worldwide, with some emphasis on a “new humanism” grounded in CST.
  4. Expansion: Foster the expansion of chapters, memberships, and activities. This will focus on currently active locations as well as also commit us to efforts to expand to other nations, including those with developed, developing, or “failed” economies.
  5. The Operational Plan
  6. Organization

The Commission proposes to the Board to:

– Evaluate the possibility of supporting the Central office with volunteers coordinated by the Secretary General in order to strengthen the structure without increasing the costs.

– Assign the responsibility to follow the internationalization, the strategic contacts with the media and the fundraising to members of the Board assisted by the General Secretary.

– Examine ways by which the expertise in the Advisory Board can be utilized to its full potential including making more and better use of technology to facilitate virtual meetings, discussions and reflections on those topics that the Foundation considers to be intrinsic to its mission and in line with the Holy Father’s priorities.

– Give concrete guidelines for the creation of new local groups: considering location, governance and financial aspects. Local-national groups are the operational “arm” through which the Foundation acts. If fully functional, they can make important contribution to the success of the Foundation. These groups need to increase the quality of their meetings, as the members’ questionnaire shows, and revitalize their links with the local Church. Also requests to create independent entities must be carefully examined for implications of governance, economic factors and conformity with the Foundation’s mission. Direction and form of regulation require we reconcile the need for centrally directed program/approaches and the creativity of the groups.

– Evaluate the efficacy of and opportunities concerning use of external consultancy.

– Review and streamline all the current procedures and regulations with a view to simplification.

In pursuit of our statutory purposes the Commission considers very important for members to be more involved and to operate in a way more open to:

– the secular world; to reach a wide audience with an aim to evangelization, openness and universalism;

– the Holy see, Vatican Dicasteries, local churches, dioceses and Bishops Conferences.

To support contacts, exchange opinions and acquire an assessment of the work of the Foundation, the Commission proposes to increase involvement of members via virtual meetings, at least twice a year, and other appropriate means.

  1. Activities

The Commission considers it would be useful to evaluate the following proposals:

– To maintain the International Convention as an annual event.

Invite also people belonging to Christian confessions other than the Catholic Church to our conferences with special reference to the Anglican, other Protestant and the Orthodox churches. Consideration should also be given to inviting representatives of non-Christian religions, particularly those of the Abrahamic faiths.

– To make the Consultation biennial, as already approved by the Board. In addition, the Commission suggests every third Consultation be organized outside Europe: financial sustainability to be assessed.  Consider the possibility to finance the event with sponsorships.

– Request annual plans for local and national groups activities to be presented to the Board by November of the previous year. In case of National Group conferences requiring FCAPP funds an estimated budget has to be presented (as a rule, groups must bear the cost of their initiatives).

– Interlocutors of CAPP meetings should represent a broad sprectrum, including women and men, variety of ethnical groups and geographical locations.

– Assess using FCAPP’s web site for dissemination of CST but: content control is critical and must be addressed ex ante. Also improve website whenever economically sustainable also looking at other experience like the case of CAPP USA website is.

– Evaluate the Foundation’s biennial publication of a book collecting contributions during conferences, conventions, consultations in light of its cost-benefit and its effectiveness bearing in mind that all documents are already available on the website and most speakers’ intervention are actually also video-recorded. (A Director can be appointed, together with the Secretary General, to identify how to make the publication more attractive and widely used with the goal of reporting to the Board within three months). Alternative forms of dissemination should also be considered. In general it is appropriate to have more documents on line.

– Refocus the biennial Statement as an accountability and promotional/aspirational tool in which the Foundation indicates the concrete actions it has carried out, their impact, as well as identify new, planned initiatives.

– To give greater emphasis to the work of CAPP relations with the media should be nurtured. We could consider appointing a member of the Board, together with the Secretary General, to oversee/generate improved contacts with the media.

– Evaluate the revised Biennial International Economy and Society Award in light of the results achieved.

– Special attention must be given to address and involve young people in our initiative. We should identify ways to work with university and secondary students and alumni groups, etc. (these initiatives should also be made by local/national groups)

– With regard to the Youth Group, it is necessary to understand how to ensure its efficacy promoting further its involvement with FCAPP.

– Additional effort should be devoted to increase the share of women within the Foundation’ membership.

– Evaluate the possibility of developing courses in CST in countries other than Italy and the USA.

– Develop structured collaboration with Universities and schools in each region with the express purpose of promoting CST /Catholic Social Ethics. This is particularly important. The Commission looks favorably on the creation of an Alliance with the Catholic Universities. Similar collaborations with Catholic secondary and primary school should be considered. Evaluate the possibility and sustainability to develop/implement relevant programs aimed at the faculty, students and the parents (of primary and secondary school students)

– Identify ways to increase interaction with the external world through, inter alia, meetings with business leaders at the local and national levels. Businesses are fundamental actors in the development of the integral ecology.

Practical examples of successful companies, initiatives and individuals who have been able to put CST into practice are fundamental and foundational; with those of “virtuous” companies being particularly so. Our meetings should provide significant space for testimonials from such companies and individuals who have adopted and applied ethical standards and practices consistent with the principle of CST.

– Develop contacts with Institutes of Directors or similar organizations at local or international levels.

– Have more frequent and systematic connections with business associations (especially because of the currently small number of entrepreneurs among CAPP members).

– Address special attention to the decision makers and decision takers, including those who participate in local, national or international politics.

– Increase collaboration with “like-minded groups”, to stimulate synergies and increase the impact of our Church’s message, (for example UNIAPAC).

– Explore collaboration with other related but distinct Church Groups on the basis of CST.

– Establish a dialogue with leading thought leaders/practitioners on impact investing and Islamic Finance with a view of exploring collaboration with respect to CST and the Laudato Si’ agenda.

– Develop structured contact with Vatican Dicasteries and other Vatican foundations. (FCAPP is already in contact with the “Gravissimum Educationis Foundation”, the Dicastery for Promoting Integral Human Development and with the Pontifical Academy of Social Sciences, but not on a structured basis).

– Be more active in understanding the Church’s circumstances and challenges in the different regions of the world.

– Transmit the CST in terms that relate to the individual challenges of each region with regards to: stewardship, accountability, impact investing, poverty, inequality, and inclusion. Environmental Social and Governance (ESG) can be a good tool in the development of humankind and the common good.

– Monitor progress and propose corrective action where appropriate. Try to obtain concrete and reliable feedback from laity, schools and universities, and other data sources in the different regions.

– Study how to concretely measure the impact of the Foundation’s activity.

III. Issues

The Commission proposes to continue to work to translate Pope Frances’ messages into concrete, measurable, short and medium term objectives for CAPP. In doing so we need to:

– identify concrete ways to realize new models of social-economic progress in the digital era and inspired by the integral ecology. In this process special attention should be made by the groups to specific challenges of their region/ area;

– retain special focus on the environmental and pandemic crises;

– highlight the particular relevance that should be given to the role of education and the inclusion of women;

– identify and “prioritize” the important issues in relation to the different regions and, wherever possible, seek to harmonize thinking and action.

  1. Internationalization

The Commission suggests that the Foundation:

– keep track of the demographic trends in the world to orientate, as part of the Church, its strategy

enhance its presence in East Europe, South Asia, Africa, Latin America and Canada according to the present common country/regional rules. Identify and enlist 5 people (men and women), 1 or 2 key institutions and an Ecclesiastical Counsellor to promote this process.

This expansion should take place through:

  1. a) the engagement of some members of the Foundation who already have contacts in these areas;
  2. b) targeting productive contacts and institutions in each region whilst recognizing the importance of centers of Catholic faithful;
  3. c) establishing and activating cooperation with leading Catholic schools and universities in each region – particularly where substantial Catholic populations exist (eg the Philippines) with the express purpose of promoting Catholic Social Teaching. An active program of meetings with children’s parents associations since primary schools – particularly in Asian, African and Latin American countries – should be planned and organized in concrete according to a specific agenda
  4. d) establishing new Foundation Chapters (initially perhaps regional and where feasible by country) in South Asia, Africa and South America and other Catholic populations eg in Eastern Europe;
  5. e) working out a practical common country / regional approach initially identifying say 4 people (men and women) and 1 or 2 key institutions and advising on essential source of CST and commentary on lead issues;
  6. f) over time identify and seek cooperation and work on funding by country/region and seeking the attendance at the annual Rome CAPP meeting of country/region representatives from Asia, Africa and South America;
  7. g) reviewing new initiatives in the developed world (eg Canada, Poland and Australia);
  8. h) explore collaboration with other related as well as distinct Church groups on the value and utility of CST, including initiatives based on Catholic Social Teaching with the Greek Orthodox Church;
  9. i) Where feasible establish appropriate dialogues with thought influencers/practitioners on Catholic Social Teaching and the Laudato Si’ agenda;
  10. j) contacts with the Curia – Secretariat of State Section II in particular – to avoid risks and strictly comply with Vatican Financial Information Authority rules, in conformity with Vatican Law CCXI;
  11. k) contacts with the relevant Cardinals when they are in Rome;

l)- carry out a reflection on governance of national groups.

  1. Economic and Financial aspects

The Commission recommends:

  • Evaluate alternative investment strategies, including revision of APSA mandate to manage Foundation assets;

 

  • Implement strategy to minimize risks by reviewing whenever necessary current investment guidelines;

 

  • Assess FCAPP initiatives and events based on availability of financial resources and identify ways to enhance these (i.e., search for new funding sources and particularly sponsors);

 

  • Increase the number of active members (paying attention, of course, to FCAPP’s professional and integrity requirements, focusing on an overall balance membership composition by job function – entrepreneurs, politicians, professionals, academics, etc, – and economic sector);

 

  • Review the structure of members’ fees and donations;

 

  • Develop innovative forms of fundraising; activate research of sponsors specially to support specific initiatives; to be considered the possibility to assign a Board member, or a member of the Foundation, to the task together with the Secretary General;

 

  • Evaluate the feasibility to operate according to a zero based budget, in order to realize possible cost cutting, and/or developing budgets on shorter than yearly time frames.

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TV e STAMPA Conferenza Internazionale giugno 2023

RAI CULTURA, Pensare e agire in termini di comunità

VIDEO TV 2000 Vaticano, Fondazione Centesimus Annus compie 30 anni

VIDEO TV 2000 Papa Francesco, Udienza ai Membri della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice

VIDEO TV 2000 Centesimus Annus: 30 anni di storia

L’OSSERVATORE ROMANO “La logica di un’ecologia integrale” 

ALFA&OMEGA 30 años de una fundación pionera – 30 anni di fondazione innovativa

VIDEO FCAPP, celebra 30 anni dalla sua istituzione 

 

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PIÙ LEADERSHIP FEMMINILE PER UN MONDO MIGLIORE – Milano 8 maggio 2023

PIÙ LEADERSHIP FEMMINILE PER UN MONDO MIGLIORE

Lavoro di ricerca di 15 Accademici, di 10 Università e di 8 diversi Paesi.

Singoli contributi:

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Problematizing the relationship between digital divide and human development a cura del Prof. A. Oddenino

Problematizing the relationship between digital divide and human development a cura del Prof. A. Oddenino

(membro del Chapter di Torino della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice)

1. The digital revolution based on new information technologies and the associated massive algorithmic processing of data profoundly influences every profile of our society, with a transformative impact both in the collective and in the individual dimension This entails a necessary rethinking of the concept of environment and of economic development if it is true that, in the new perspective of the data based economy, personal data and meta-data (such as geo-localization data) are made object of authentic commodification and are added to the traditional factors of production, with a strong vocation to progressively replace them. Against this backdrop, this short paper aims at problematizing the relationship between access to information technologies and human development, beyond the mainstream narration that depicts the bridging of the digital divide as the ultimate goal, sufficient as such to guarantee economic and human development.

2. Doubtlessly, in the data economy perspective the urgency of tackling the issue of digital poverty and digital divide becomes self-evident. For this reasons the Sustainable Development Goals of the UN (SDGs), formalised in 2015 as the backbone of the 2030 Agenda, robustly encompasses a focus on the logic of digital cooperation, which is included in Goal 17 and complemented by the instruments of action set forth in paragraph 70 of the Agenda. The starting point for any reflection on digital cooperation within the UN are the growing disparities and tensions between states in information technologies matters. Some more powerful states indeed play out many of their hegemonic ambitions on the technological terrain, developing strategies on the Internet, data and artificial intelligence which bear a clear geopolitical significance. In parallel to that, the technologically less advanced states remain spectators of these dynamics, and are therefore vassals in the dynamics concerning the governance of the digital sphere and in the participation of economic benefits.

3. For this reasons, great attention has been paid to the issue of digital cooperation within the UN General Secretariat, which has set up for this purpose the High Level Panel for Digital Cooperation which has produced the Recommendation for a global commitment for digital cooperation, aimed at overcoming the tensions and inequalities that characterize the topic of technology. The Report of the High-level Panel published in June 2019 explicitly clarifies the functional nexus between new technologies and the attainment of SDGs and reiterates the need of bridging the digital divide, through economic and political cooperation on a global scale. Following up with such an approach, United Nations Secretary-General António Guterres presented, on 11 June 2020, a set of recommended actions for the international community to help ensure that all people are connected, respected and protected in the digital age. Lastly, on 21 September 2020, the General Assembly adopted Resolution A/RES/75/1 (Declaration on the commemoration of the seventy-fifth anniversary of the United Nations), in which the commitment to increase and improve digital cooperation is solemnly undertaken. Summarizing, it is well understood that the current UN’s approach is based on the idea that new information technologies exerts an ‘accelerating’ function with respect to the SDGs and are functional to economic development in a ‘servant’ logic.

4. In order to try to problematize this overly simplified assumption, a broader perspective can be introduced which connects new technologies and human development. Human development can be described, through a UNDP definition, as “a process of broadening human possibilities to enable individuals to enjoy a long and healthy life, be educated and have access to the resources necessary for a decent standard of living”. The notion was developed at a time when the issue of the impact of new technologies was certainly not visible in the terms in which it is today. Moreover, the definition seems to be affected by a certain reductionist attitude, probably deriving from the need to measure human development by means of simple and universally indexes which are mainly quantitative in their essence. It should also be stressed that the concept of human development was developed in a context totally unrelated to the prospects opened up by new technologies in relation to their current or potential impact on human beings. What is lacking therefore is a proper consideration of the impact that the development of the new technologies exerts both with respect to the concept of human development and with respect to the role of the human factor as a counterbalancing value that should pervade any affirmation of technological and algorithmic power.

5. A second element of complexification underscores the awkward relationship of new technologies and environmental sustainability. Indeed, no real development is conceivable without embedding in it the concept of sustainability, as an intrinsic and constitutive building block. As we are plunging into a new era of human history pervaded by an unprecedented technological momentum, a careful scrutiny should be extended to the impact of new technologies on the environment. To date the 2030 Agenda’s framework depicts technology as instrumental and servant with respect to the goals already otherwise set. It is a dynamic that rests on an assumption that has not been fully demonstrated: namely, that technology is environmentally neutral, and that technological fortunes are to some extent only purportedly progressive, that is, they do not necessarily entail linear improvements in society and increase environmental values. These assumptions need to be verified, with a particular focus on the energetic impact and on the path dependence induced in traditional societies and developing countries.

6. On the basis of such e double complexification, it is hard to describe the access to new technologies as purely functional to the logic of human and economic development. Technology is becoming a goal in itself, and is becoming a place susceptible of a progressive substitution of the physical space. Social psychologists are increasingly aware of many risks for human intelligence and ability induced by technological dependence. Freedom of speech, informative self determination, and even human identity are at stake in this process. Technological transformative impact is reshaping the world, obliterating the separation between the offline and online dimensions and leading to a rethinking of the very notion of ‘world’, well beyond that traditionally perceived as physical, and the notion of ‘object’ relevant in the context of a new ‘informational space’ (the Infosphere, as elaborated by Luciano Floridi). Also the current metaverse revolution should be seen, in this perspective, in its dangerous dystopian reach. Moreover, new technologies enable an informational capitalism that easily becomes also a ‘cognitive’ capitalism: indeed not a virtuous open society of knowledge, as hoped for at the dawn of the Internet, but rather a system of control and distribution of knowledge, and with it of information, that is vassal to the power and profit logic of the large informational platforms. The risk that extending this solution to underdeveloped countries will not be in itself sufficient to bridge inequalities and eradicate poverty becomes self-evident. Indeed, it is not all about digital cooperation and bridging the digital divide. Technology, far from being merely servant, is instead dominant and transformative and requires some form of governance at the universal level: a governance that should be clearly aimed both at human development, made possible through human agency, and at environmental sustainability.

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Articolo di Andrea Tornielli: Battesimo e missione: Due chiavi conciliari del Praedicate evangelium

La priorità dell’evangelizzazione e il ruolo dei laici sono le idee principali che collegano la nuova Costituzione apostolica che governa la Curia romana al Concilio Vaticano II

La Costituzione apostolica Praedicate evangelium, che governerà la Curia romana, è stata pubblicata sabato 19 marzo. La nuova Costituzione Apostolica è in vigore da ieri, domenica 5 giugno, e sostituisce la precedente di Giovanni Paolo II, “Pastor Bonus”, promulgata nel 1988. A sua volta, Papa Wojtyla aveva sostituito con questa la precedente costituzione apostolica “Universi regimini Eccleasiae”, promulgata da Paolo VI nel 1967.

Il testo mette in forma sistematica il percorso di riforma che ha avuto origine nelle discussioni precedenti al conclave del 2013 e che è già stato in gran parte attuato negli ultimi nove anni.

Va ricordato che la nuova costituzione giunge al termine di un processo quasi totalmente già attuato durante il pontificato di Francesco. Infatti, il “Praedicate Evangelium” istituzionalizza cambiamenti che per la maggior parte sono già avvenuti.

RIFORME ECONOMICHE E FINANZIARIE

La prima di queste è stata l’istituzione nel 2014 del Consiglio per l’Economia, con il compito di sovrintendere alla gestione economica e di supervisionare le strutture e le attività amministrative e finanziarie dei Dicasteri della Curia romana. Il Consiglio per l’Economia è composto da quindici membri, di cui otto scelti tra cardinali e vescovi per rispecchiare l’universalità della Chiesa, e sette esperti di varie nazionalità con competenze finanziarie e riconosciuta professionalità. Il Consiglio ha un proprio ufficio per coordinare le attività.

Allo stesso tempo, Francesco ha istituito la Segreteria per l’Economia, che è il Dicastero della Curia romana incaricato di coordinare gli affari economici e amministrativi della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. È un organo di controllo e di indirizzo che supervisiona tutte le attività della Curia romana e approva i bilanci dei singoli dicasteri. Tenendo conto di quanto stabilito dal Consiglio per l’Economia, la Segreteria per l’Economia è responsabile del controllo e della supervisione economica delle Entità della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano e dell’attuazione delle politiche e delle procedure relative agli acquisti e all’appropriata allocazione delle risorse umane.

Alla Segreteria per l’Economia verrà ora trasferita anche la competenza sul personale, che finora era di competenza della Segreteria di Stato.

Ricordo alcune innovazioni in materia finanziaria introdotte dal Praedicate Evangelium, come il fatto che le operazioni finanziarie di investimento devono passare attraverso lo IOR o che gli stessi investimenti, se superiori a 500 mila euro, devono essere approvati dalla Segreteria per l’Economia (con la pandemia la soglia è stata abbassata a 100 mila euro).

E un accenno va fatto anche alla natura e alla missione della Commissione per le questioni riservate, istituita nel settembre 2020 come previsto dal cosiddetto “Codice degli appalti”, una nuova normativa che regola tutti gli acquisti e le forniture di servizi che servono alla Santa Sede. Una precisazione necessaria perché il nome stesso di “questioni riservate” potrebbe insinuare il dubbio che ci siano fondi segreti o azioni finanziarie che sfuggono al controllo. “No, non c’è alcun segreto sull’economia”, ha spiegato padre Juan Antonio Guerrero Alves, prefetto della SPE. “La trasparenza” rimane uno dei principi guida, ma “in casi di sicurezza dello Stato, del Papa o per preservare altri beni della Chiesa, è necessario che qualche attività o contratto sia sottoposto al controllo degli organi competenti e che venga richiesta l’autorizzazione della Commissione”.

Papa Francesco, sempre nel 2014, ha affidato al Revisore Generale il compito di effettuare la revisione (audit) dei Dicasteri della Curia Romana, delle Istituzioni legate o riferite alla Santa Sede e delle Amministrazioni del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Con l’emanazione del nuovo Statuto il 21 gennaio 2019, Papa Francesco ha indicato le funzioni e le competenze dell’Ufficio del Revisore Generale. Oltre a svolgere revisioni contabili autonome e indipendenti su tutte le Entità della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano, l’Ufficio del Revisore Generale svolge il ruolo di Autorità anticorruzione ai sensi della Convenzione di Mérida.

ALTRE RIFORME

Un secondo passo importante è avvenuto nel 2015, con la creazione della Segreteria per la Comunicazione, poi divenuta Dicastero per la Comunicazione, che ha accorpato ben 9 entità diverse (dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali alle diverse testate giornalistiche della Santa Sede, dalla tipografia alla Libreria Editrice Vaticana).

Il nuovo Dicastero, guidato dal 2015 al 2018 da un sacerdote, è stato poi affidato a un prefetto laico. L’accorpamento di tante realtà ha permesso un notevole risparmio (nell’ordine di diversi milioni) e una riduzione del personale (di circa 70 unità, persone che sono andate in pensione e non sono state sostituite), ma ha prodotto una moltiplicazione dell’offerta, che è cresciuto: oggi i media vaticani scrivono e trasmettono in 51 lingue (tra cui due lingue dei segni) con giornalisti provenienti da 69 diversi Paesi del mondo. Il nuovo portale Vatican News, composto da 35 portali linguistici, totalizza milioni di visualizzazioni e la Radio Vaticana, grazie ad accordi con un migliaio di stazioni radio in tutto il mondo, raggiunge ogni parte del globo. Il Dicastero per la Comunicazione fornisce immagini di qualità broadcast delle cerimonie e dei discorsi papali a tutte le emittenti del mondo.

Un altro passo nella riforma della curia è stata l’istituzione nel 2016 del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, che ha unificato le competenze e le funzioni che erano appartenute al Pontificio Consiglio per i Laici e al Pontificio Consiglio per la Famiglia. Il Dicastero è competente nelle materie di competenza della Sede Apostolica per la promozione della vita e dell’apostolato dei fedeli laici, per la cura pastorale della gioventù, della famiglia e della sua missione, secondo il disegno di Dio, e per la protezione e il sostegno della vita umana. In relazione a questi temi, il Dicastero promuove e organizza conferenze internazionali e altre iniziative che considerano sia la sfera ecclesiale che quella più ampia della società.

Sempre nel 2016, il Papa ha istituito il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. In esso sono confluite le competenze del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, del Pontificio Consiglio Cor Unum, del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti e del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (per la Pastorale della Salute). Il Dicastero è competente per quanto riguarda Caritas Internationalis.

Nel novembre 2017 il Papa ha apportato modifiche anche alla Segreteria di Stato, che fino ad allora era composta da due sezioni, quella degli Affari generali (guidata dal Sostituto) e quella dei Rapporti con gli Stati (guidata dal Segretario per i Rapporti con gli Stati). Francesco ha infatti istituito una terza sezione, denominata Sezione per il Personale di ruolo Diplomatico della Santa Sede, rafforzando l’attuale ufficio del Delegato per le Rappresentanze Pontificie.

La Sezione, che dipende dalla Segreteria di Stato, con un proprio Segretario, vuole dimostrare l’attenzione e la vicinanza del Papa al personale diplomatico. Si occupa esclusivamente delle questioni relative alle persone che lavorano o si preparano al servizio diplomatico della Santa Sede – come la selezione, la formazione iniziale e continua, le condizioni di vita e di servizio, l’avanzamento, i congedi, ecc.

Un ulteriore passo è avvenuto lo scorso febbraio. Papa Francesco ha modificato con un Motu proprio la struttura interna della Congregazione per la Dottrina della Fede separando nettamente, con l’istituzione di due sezioni distinte, le competenze dottrinali e disciplinari, e assegnando a ciascuna un segretario. Il cardinale prefetto del Dicastero avrà quindi due vice. Lo scopo della riforma è quello di dare la giusta importanza anche alla sezione dottrinale e al suo ruolo fondamentale nella promozione della fede, senza lasciare che l’attività disciplinare passi in secondo piano, dopo decenni in cui sono stati spesi molti sforzi e risorse umane per esaminare i casi di abuso. In questo modo, con un proprio segretario, ogni sezione avrà più forza e più autonomia. Il Papa ha quindi nominato i due nuovi segretari, sostituendo l’unico segretario arcivescovile, trasferito a guidare la diocesi di Reggio Emilia. Nessuno dei due nuovi segretari è stato nominato vescovo.

RIFORME CHE SARANNO ATTUATE NELLE PROSSIME SETTIMANE

Arriviamo così alle ultime novità, ovvero a quella parte della riforma della Curia romana che la nuova Costituzione Apostolica stabilisce e che non era ancora stata messa in pratica.

La novità più importante è che ora il primo dicastero della Curia è quello per l’evangelizzazione che unifica la vecchia congregazione di Propaganda Fide e il Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. La particolarità è che il prefetto di questo dicastero diventa il Papa stesso, che considera cruciale il tema dell’evangelizzazione. In concreto, il dicastero sarà retto da due pro-prefetti (uno per la sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo; e uno per la sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari).

La seconda novità riguarda l’unificazione nel nuovo Dicastero della Cultura della vecchia Congregazione per l’Educazione Cattolica e del vecchio Pontificio Consiglio della Cultura. Avrà un unico prefetto

Una terza novità della Costituzione è la trasformazione dell’Elemosineria apostolica, fino ad oggi un semplice Ufficio, che diventa ora il terzo Dicastero della Curia romana chiamato “Dicastero per il servizio della carità”.

Una quarta novità è la definizione con cui viene citato un organismo che non fa parte della Curia romana: quella che fino ad oggi era chiamata “Segreteria generale del Sinodo del Vescovi” ora diventa semplicemente “Segreteria generale del Sinodo”, perché nell’attuale processo sinodale – e in quelli futuri – si intende coinvolgere tutta la Chiesa.

Una quinta novità della Costituzione è la “scomparsa” dei cardinali alla guida delle istituzioni curiali. Mentre nella precedente costituzione, la Pastor Bonus, alla guida delle Congregazioni dovevano esserci dei porporati, ora non è più così. Neanche il Segretario di Stato viene detto che debba essere cardinale. Dunque il numero delle porpore curiali è destinato nel tempo a diminuire, e l’elezione del nuovo Papa sarà sempre più affidata ai cardinali che nel mondo guidano una diocesi. Gli unici tre cardinali citati nella “Praedicate Evangelium” sono il Camerlengo, il Prefetto del tribunale della Segnatura Apostolica, e il coordinatore del Consiglio per l’Economia.

CONSIDERAZIONI FINALI

Alcune considerazioni finali ma importanti:

“Praedicate Evangelium” è un documento che approfondisce e rende effettivi gli orientamenti del Concilio Vaticano II, che aveva come obiettivo originario proprio la risposta alla grande domanda di come annunciare il Vangelo in un tempo di cambiamento che alla fine si sarebbe rivelato – come sottolinea spesso Papa Francesco – un cambiamento d’epoca.

L’unificazione in un unico dicastero, guidato direttamente dal Papa, dell’antica e strutturatissima Congregazione Propaganda Fide (nota anche come Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli) e del relativamente nuovo Pontificio Consiglio per la nuova Evangelizzazione, ha portato alla nascita di un nuovo dicastero e indica la priorità data all’evangelizzazione espressa nel documento fin dal titolo.

Come testimoniare la bellezza della fede cristiana alle nuove generazioni che non parlano o non capiscono le vecchie lingue? Come garantire che il lievito del Vangelo torni a lievitare la pasta sia delle società un tempo cristiane sia di quelle che ancora non conoscono Gesù Cristo?

La Chiesa che si impegna nel dialogo per evangelizzare è stata il leitmotiv degli ultimi pontificati, e ora questo aspetto viene ulteriormente enfatizzato anche nella struttura della Curia romana.

La Curia non è un organismo che agisce in nome proprio, un “potere” di governo sulle Chiese locali, ma piuttosto una struttura al servizio del ministero del Vescovo di Roma, che agisce in suo nome, su sua indicazione, esercitando un potere “vicario” rispetto a quello del Vicario di Cristo.

Un secondo elemento significativo della nuova costituzione è lo sviluppo di un desiderio espresso nei testi conciliari riguardo al ruolo dei laici.

Papa Francesco ricorda nel Preambolo che “Il Papa, i vescovi e gli altri ministri ordinati non sono gli unici evangelizzatori nella Chiesa… Ogni cristiano, in virtù del Battesimo, è un discepolo missionario nella misura in cui ha incontrato l’amore di Dio in Cristo Gesù”. Da qui il coinvolgimento di laici e laiche nei ruoli di governo e responsabilità. Se “qualsiasi fedele” può presiedere un Dicastero o un organismo curiale, “data la sua particolare competenza, potestà di governo e funzione particolare”, è perché ogni istituzione della Curia agisce in virtù della potestà affidatagli dal Papa.

Questo passaggio, che è già in atto, è radicato nella teologia conciliare del laicato. L’affermazione contenuta nella nuova Costituzione Apostolica chiarisce che un prefetto o un segretario di un Dicastero che sia vescovo non ha autorità in quanto tale, ma solo in quanto esercita l’autorità conferitagli dal Vescovo di Roma.

E questa autorità, all’interno della Curia romana, è la stessa sia che venga ricevuta da un vescovo, da un sacerdote, da un religioso, da un laico o da una laica. Viene così eliminata la precisazione contenuta nell’articolo 7 della costituzione apostolica Pastor Bonus – la precedente riforma strutturale della Curia romana, realizzata durante il pontificato di San Giovanni Paolo II – che afferma che “le questioni che richiedono l’esercizio della potestà di governo sono riservate a coloro che sono nell’ordine sacro”.

In questo modo, si realizza pienamente quanto stabilito dal Concilio e già incorporato nel diritto canonico, che riconosce che, in virtù del battesimo, “esiste tra tutti i fedeli cristiani una vera uguaglianza di dignità e di azione”.

Ovviamente, ha spiegato padre Gianfranco Ghirlanda, gesuita, canonista, che sarà creato cardinale nel prossimo concistoro, non ha senso pensare come capo di dicastero per i vescovi o per il clero o per la Dottrina della fede un laico o una laica. Ma certamente la presenza dei laici al dicastero per i Laici, la famiglia e la vita o a quello dello Sviluppo integrale o per il Dialogo interreligioso potrebbe essere giudicata l’opportunità. Perché la mentalità è che a capo di un dicastero ci sia una persona competente».

Papa Francesco, infine, ci tiene a contrastare la mentalità carrierista e per questo ha stabilito che gli incarichi per i sacerdoti e i religiosi nella Curia romana durino cinque anni, rinnovabili per altri cinque, e poi ritornano alle loro diocesi o ai loro istituti religiosi.

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