Stati Generali dell’Imprenditoria Cristiana 11 maggio 2024

Università Cattolica del Sacro Cuore, Aula Magna 

 Un caro saluto e un benvenuto a tutti. E’ un grande piacere vedere tanti volti amici

  • Il titolo di questo incontro è ambizioso: la dizione Stati Generali, come ci dice l’Accademia della Crusca, evoca la Francia prerivoluzionaria dove les Etas Généraux erano un’assemblea che riuniva periodicamente i rappresentanti dei tre ordini sociali in cui era divisa la popolazione francese: clero, nobiltà e terzo stato. Quest’ultimo, con una certa forzatura, si potrebbe identificare con la borghesia produttiva e quindi con gli imprenditori di oggi.
  • Il titolo precisa che si tratta degli Stati Generali all’imprenditoria cristiana quindi sembrerebbe riguardare un’assemblea dei soli “imprenditori cristiani” ma in realtà non è così perché sono presenti altri soggetti interessati al tema dell’incontro di oggi. Infatti sono qui presenti rappresentanti della chiesa, dell’accademia e del cd. Terzo settore. L’obiettivo essendo quello di raccogliere ampi contributi di pensiero e di azione.
  • Ma qual è il tema esatto di questa riunione?
  • E’ la riflessione approfondita su come l’imprenditoria cristiana concretamente esprime e ulteriormente possa/debba esprimere il proprio ruolo nel contesto odierno al fine di agevolare l’affermazione di un nuovo modello di sviluppo: equo, solidale, inclusivo e integralmente sostenibile secondo i dettami della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) e in particolare del Magistero di Papa Francesco che è la DSC di oggi. Quindi evidenziare attraverso testimonianze concrete i progressi fatti e i passi ancora da fare in questo non facile percorso.
  • Il mondo odierno è caratterizzato da molteplici crisi: ambientale, sociale, demografica, umanitaria; da guerre diffuse e da due transizioni epocali: quella digitale e quella verso la sostenibilità integrale che impattano grandemente sul modo di fare impresa: obiettivi, modalità produttive, organizzazione, gestione del personale, governance tutto viene messo in discussione.
  • In questo contesto incerto e complesso il ruolo dell’imprenditore diviene sempre più difficile e nello stesso tempo sempre più strategico perché le imprese sono il principale motore dello sviluppo e dell’innovazione.
  • La DSC ci dice che il buon imprenditore è quello che sa prendersi cura delle persone e dell’ambiente, che sa conseguire insieme efficienza e solidarietà, che ha la capacità di esprimere i valori della DSC (rispetto della dignità umana, solidarietà, giustizia, sussidiarietà, sostenibilità integrale) in azioni concrete con senso di responsabilità.
  • Papa Francesco nel maggio 2015 nella Laudato si’ ha parlato di ecologia integrale ed ha richiamato i paesi membri delle Nazioni Unite, che tentennavano, ad approvare con urgenza l’Agenda 2030 come poi avvenne il 25 settembre 2015 da parte di 193 paesi.
  • Papa Francesco indica costantemente la necessità di un processo di rigenerazione verso un nuovo modello di sviluppo e ricorda che tale processo richiede un cambiamento negli stili di vita di tutti, nella gestione della cosa pubblica, negli obiettivi strategici delle imprese, nelle modalità e contenuti formativi in particolare delle Università.
  • Questi sono i temi con cui ci vogliamo confrontare.
  • Oggi si parla molto di criteri ESG (Environment, Social, Governance) che si stanno affermando sulla spinta della regolamentazione. Molti imprenditori esprimono perplessità su tali criteri sostenendo che sono troppo invasivi, quelli cristiani lamentano che non realizzano la sostenibilità integrale.
  • È vero gli ESG non rispecchiano in toto la sostenibilità integrale, perché questa, secondo la DSC, è qualcosa di più ampio respiro: riguarda il perseguimento di un benessere umano, ambientale, economico e sociale diffuso e condiviso e una qualità della vita futura non inferiore a quella attuale in un contesto di buona convivenza, di rispetto di persone, animali e cose, e di pace. La sostenibilità integrale è una tensione alla custodia e alla cura di tutto il creato. Questa visione ampia, questo cambio di senso non emerge ancora ma la crescente adozione dei criteri ESG è comunque un primo passo che potrebbe preludere all’avvio di un concreto percorso di crescita condivisa, [di una utopia sociale percorribile]. C’è una bella differenza tra il non fare nulla e il cominciare un percorso che comunque va nella direzione della sostenibilità.
  • Gli imprenditori cristiani sono proprio quelli che possono adottare i criteri ESG con il senso di responsabilità e l’attivazione dei valori che li caratterizza, evitando greenwashing e socialwashing, e facendo diventare la loro adozione l’inizio di un percorso fecondo di attenzione all’umanità e al sociale e di cura dell’ambiente in attuazione delle raccomandazioni delle Encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti e della Esortazione Apostolica  Laudate Deum, con una particolare tensione al rispetto della dignità umana (penso alla recente Dichiarazione Dignitas Infinita circa la Dignità umana del Dicastero per la Dottrina della Fede),
  • Tutto questo richiede l’adozione di nuove strategie d‘impresa, di un nuovo modello di governance capace di esprime obiettivi di largo respiro e di lungo periodo conciliando la produzione di un giusto profitto con la solidarietà, l’equità e l’inclusione e un nuovo stile di leadership. Non si può cambiare il modello d’impresa se non si cambia la figura dominante del leader da quello sinora prevalente di tipo sostanzialmente autoritario e accentratore (l’uomo solo al comando) ad uno capace di includere, di valorizzare le diversità, di sviluppare reti all’interno e all’estero dell’impresa, aperto al lavoro di gruppo, con una visione di lungo periodo.
  • Imprese capaci di coniugare efficienza e solidarietà, competitività e responsabilità esistono e realizzano positivi risultati apprezzati dagli investitori, come emerge dal secondo Rapporto di Nativia.
  • Sarebbe utile fare un censimento di quante imprese cristiane sono diventate Società Benefit e/o imprese che operano secondo le modalità dell’economia circolare, o, ancora imprese guidate dall’ecologia integrale, quante hanno cambiato i propri piani strategici ponendosi l’obiettivo di produrre reddito con un impatto positivo sull’ambiente e su tutti gli stakeholder, quante hanno adottato metriche di rendicontazione anche dei risultati non finanziari. A questo proposito ricordo che la normativa UE concernente la Relazione dell’attività non finanziaria dal 2026 si applicherà anche alle PMI.
  • Altro tema di rilievo in questo contesto di cambiamento è la capacità innovativa delle imprese che si esplica in molti modi e deve, secondo i dettami della DSC, non solo creare valore per le imprese ma anche lavoro dignitoso e giustamente remunerato, (evitare di proporre lavoro povero) e benessere alle comunità (importante è la funzione pedagogica delle imprese che devono saper trasmette alle comunità i progressi raggiunti). Innovare non solo per il guadagno dell’imprenditore ma innovare per portare frutti a tutti.
  • La transizione digitale, ed in particolare l’uso della Intelligenza Artificiale generativa, ha impatti rilevantissimi per il mondo imprenditoriale in termini di competitività, di organizzazione, di gestione del personale, rilevanti le questioni etiche collegate tra cui l’effetto sui posti di lavoro,
  • Il mondo del lavoro sta cambiando, sempre più persone, soprattutto i giovani, non considerano più il lavoro come fonte di realizzazione della loro vita ma come un mezzo per realizzare una vita piena, ricca di relazioni, di bellezza, di tempo per se e per gli altri. Chiedono alle imprese un lavoro che li aiuti a costruire un futuro e desiderano lavorare in un’impresa che abbia obiettivi di sostenibilità. Si chiama il work-life balance, cioè l’equilibrio tra i tempi da dedicare al lavoro e quelli da dedicare alla vita privata e alla famiglia. Papa Francesco ne ha più volte parlato. Le imprese devono essere in grado di assecondare tale domanda che viene dal basso e che è ormai irreversibile. Purtroppo secondo alcune ricerche le imprese, salvo alcune eccezioni, sono rimaste indietro. Soddisfare la crescente domanda di un modo nuovo di considerare il lavoro vuol dire adottare una gestione del personale improntata alla piena valorizzazione delle risorse umane, il riconoscimento della pari dignità delle persone in termini di genere, di equità generazionale, di parità in condizioni di diverse abilità, di sostegno alla famiglia e alla genitorialità ( ieri Papa Francesco ha partecipato agli Sati Generali della Natalità ed ha accennato alla necessità di garantire alle donne un lavoro dignitoso e di non obbligarle a scegliere tra lavoro e famiglia), di diffusione della cultura della parità nel riconoscimento delle differenze. Quindi approcci innovativi di gestione, remunerazione, promozioni ecc.
  • Governare tutti questi cambiamenti non è facile e comporta dei costi: la transizione sostenibile e quella digitale non sono a costo zero, per questo è importante ragionare in termini di giusta transizione avendo in particolare cura dell’impatto sulla coesione sociale.
  • Il cambiamento richiede anche, come ho detto, nuove strategie, nuovi obiettivi e nuovi stili di leadership. Nel solco della DSC sarebbe importante avere più donne nelle posizioni apicali ed attivare la competizione cooperativa tra imprese, il sostegno consulenziale oltre che finanziario delle banche, e la collaborazione tra imprese e università.
  • L’ università è il luogo e la comunità dove si studia, si fa ricerca, si innova e si formano i futuri professionisti di alto livello, i ricercatori e i dirigenti di vari settori della società. Tre sono gli ambiti in cui il ruolo delle Università può essere veramente rilevante come centro propulsore del cambiamento:
  • Lo studio e l’insegnamento teorico e sperimentale di un modello di sviluppo rigenerativo, delle sue caratteristiche fondanti, funzionamento ecc.
  • Lo studio e l’insegnamento del modello di impresa solidale e integralmente sostenibile, i nuovi obiettivi strategici e la loro misurazione, i rapporti con gli investitori e i mercati,
  • Lo studio e l’insegnamento del nuovo modello di leadership fondamentale per la realizzazione del cambiamento. Questo richiede un insegnamento nuovo con focalizzazione sulle nuove caratteristiche che un leader deve avere oltre all’impegno: il coraggio di cambiare, la consapevolezza dei limiti, dei problemi e dei rischi, la curiosità di ricercare strade nuove, l’apertura intellettuale verso culture e identità diverse, la collaborazione per creare un ambiente armonioso, rispettoso e sicuro.

Come vedete i temi sono tanti e di rilevante interesse, di tutto questo parleremo nelle due Tavole Rotonde.

Abbiamo l’onore di avere relatori di alto profilo che ci accompagneranno in un percorso di conoscenza e riflessione, sono certa che al termine del convegno avremo acquisito maggiore consapevolezza su cosa vuol dire cambiare il modello di business e maggiori informazioni sui passi fatti e sulle ulteriori azioni da compiere per realizzare un mondo migliore per tutti.

Tocca a me l’alto onere di presentare il key note speaker di questi Stati Generali S.E il Card.  Peter Kodwo Appiah Turkson.

Il Card. Turkson, ganese, nell’ ottobre 1992 è stato nominato Arcivescovo dell’Arcidiocesi di Cape Coast dal Santo Giovanni Paolo II  e consacrato nel marzo 1993,  è stato creato e proclamato Cardinale da San Giovanni Paolo II nell’ottobre del 2003. Ha ricoperto numerosi prestigiosi incarichi sia in Africa che in Vaticano ed ha svolto diverse missioni su incarico della Santa Sede

Dal giugno 2022 è Cancelliere delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali, è stato Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e Prefetto del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale.

E’ membro di diversi Dicasteri della Curia Romana. E’ autore di diversi libri e articoli, ha stimolato e coordinato i lavori dei documenti Oeconomicae et Pecuniariae Questiones e di Mensuram bonam.

Parla, legge e scrive in diverse lingue: Fante, italiano, inglese, francese, tedesco, ebreo, legge e scrive in latino, greco e spagnolo.

Con rinnovati ringraziamenti cedo la parola a sua eminenza.